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8½
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top
La pellicola ottenne, tra gli altri riconoscimenti, l'mwdaOscar al miglior film in lingua straniera e quello ai mwdqmigliori costumi nel 1964. Vede come protagonista mwdgMarcello Mastroianni nel ruolo di Guido Anselmi, un regista confuso alle prese con la sua prossima opera.
È considerato uno dei capolavori di Fellini e una delle migliori pellicole cinematografiche di tutti i tempi,cite-ref-1[1] fonte d'ispirazione per generazioni di registi. È stato inserito nella lista dei mwfa100 film italiani da salvare, ed è stato inoltre classificato al 51º posto nella classifica dei mwfq500 migliori film della storia dalla rivista mwfgmwfwEmpire.cite-ref-2-2-0[2]
È il primo film in cui mwhqClaudia Cardinale recita con la sua voce, cosa fortemente voluta dallo stesso Fellini, deciso a valorizzare una voce così graffiata e inusuale per gli standard cinematografici di quell'epoca.cite-ref-3[3]
La prima mondiale del film si svolse al cinema mwiwFiamma di Roma il 13 febbraio 1963.cite-ref-davinotti-com-4-0[4]
Contents
• Trama
• Sviluppo
• Riprese
• Critica
• Note
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Trama
Guido Anselmi, un affermato regista di quarantatré anni, sta elaborando il suo prossimo film. Egli si trova a trascorrere un periodo di riposo in una stazione di cure termali (il set reale fu ambientato nel Lazio, principalmente a Roma,cite-ref-5[5] ma si riferisce a mwmwChianciano Terme, luogo che Fellini era solito frequentarecite-ref-6[6]cite-ref-7[7]). Guido cerca in quella località di coniugare i propri problemi fisici (stanchezza cardiaca) con quelli della produzione del film, ancora in fase di preparazione.
La quiete che vorrebbe è continuamente minata dalla presenza delle maestranze del film (produttore, tecnici, attori) che soggiornano nel suo stesso albergo e che vedono in lui l'unico appoggio sicuro. Ma il suo spirito creativo si è inaridito e non riesce a dare una direzione chiara al suo progetto cinematografico. Oltretutto, ai suoi problemi professionali si aggiungono grattacapi sentimentali.
L'amante lo raggiunge alle terme e poco dopo arriva anche sua moglie. Sollecitato dal produttore, interrogato dai suoi assistenti e dagli attori che vogliono capire quale storia stia per raccontare, quali intenzioni vorrebbe esprimere, cerca di imbastire alla meglio una trama: un bilancio fatto di rapporti con personaggi reali e di fantasticherie, ricordi, sogni, che si inseriscono all'improvviso negli avvenimenti concreti delle sue giornate e delle sue notti. Dei suoi sogni fanno parte i ricordi del padre e della madre, morti, con i quali egli discorre teneramente, come con persone vicine.
Continui dubbi e incertezze si palesano attraverso una crisi esistenziale senza via d'uscita, in cui non riesce a dare un senso al suo rapporto con gli altri e al suo passato. Tutto questo non fa che rendere consapevole quello smarrimento che egli si porta dentro da anni e che le cure dell'esistenza quotidiana e del lavoro avevano in parte mascherato. In un onirico, fatato affresco di immagini si alternano un centinaio di personaggi di contorno, tra cui spiccano: un intellettuale, che gli è stato messo alle calcagna dal produttore, la moglie, l'amante e la protagonista femminile del film in produzione.
I giorni trascorrono mentre i fatti reali, i ricordi e le fantasie del regista si accavallano sempre più fino a diventare indistinguibili. Il produttore fa visionare a Guido i provini già girati e presso la scenografia di un'enorme piattaforma di lancio per un'astronave indice una conferenza stampa in cui finalmente il regista dovrà raccontare a tutti quelle che sono le sue intenzioni riguardo al film, ma in realtà il regista è sempre più confuso, non ha idea di cosa vuole raccontare, né di come farlo.
La sua confusione professionale rispecchia la sua confusione esistenziale: è la fine della sua carriera e della sua stessa vita. Così decide di abbandonare la regia del film durante la conferenza stampa. Ma proprio quando tutto sembra essere finito, quando i giornalisti si sono allontanati e le maestranze iniziano a smontare il set di un film che non si farà più, Guido ha la percezione che tutto quello che gli accade intorno, tutte le persone che ha conosciuto e che con lui hanno percorso la strada della vita, nel bene e nel male, sono parte di lui.
Tutti insieme in un girotondo circense roteano intorno a lui, che li dirige, ma che da loro riceve, un dare-avere indistinguibile. Nel carosello finale con tutti i personaggi del film, il regista, che ha ora riconquistato l'innocenza e la gioia di vivere, si rivede bambino.
Produzione
Sviluppo
Dopo aver girato mwsgLe tentazioni del dottor Antonio, episodio del film corale mwswmwtaBoccaccio '70, per la testa di Fellini comincia a girare l'idea di un nuovo mwtqfilm, però non un'idea precisa, piuttosto un accumulo di idee vaghe che tentano di mescolarsi tra loro. Quando parla del progetto all'amico mwtgEnnio Flaiano questi non sembra convinto e non capisce come si possa filmare il pensiero di un uomo, la sua immaginazione, i suoi sogni.
La scrittura della mwuasceneggiatura non procede, non c'è un progetto preciso e Fellini non ha neanche un titolo da dargli: si accontenta per il momento del provvisorio mwuq8½, poiché questa pellicola viene dopo sei film interamente da lui diretti (mwugLo sceicco bianco, mwuwI vitelloni, mwvaLa strada, mwvqIl bidone, mwvgLe notti di Cabiria e mwvwLa dolce vita) più tre "mezzi" film, in quanto codiretti con altri registi (cioè mwwamwwqLuci del varietà, girato assieme ad mwwgAlberto Lattuada, l'episodio mwwwAgenzia Matrimoniale ne mwxaL'amore in città e l'episodio mwxqLe tentazioni del dottor Antonio in mwxgBoccaccio '70).
Quando tutto è pronto sorge un problema di cui Fellini non ha ancora parlato a nessuno: il film non c'è più, l'idea che aveva in testa è sparita. Quando è ormai deciso a comunicare la disfatta al produttore mwyaAngelo Rizzoli, Fellini viene interrotto da un capo macchina di mwyqCinecittà che lo chiama per festeggiare il compleanno di un macchinista.
Durante i festeggiamenti gli arrivano gli auguri per il nuovo film, che ormai non c'è più, però una volta seduto su una panchina arriva il lampo di genio: il film parlerà proprio di questo, di un regista che voleva fare un film, però non si ricorda più quale, cosicché il protagonista, Guido Anselmi, interpretato da mwywMarcello Mastroianni, diventa la proiezione di Fellini stesso per un nuovo capolavoro del regista, con cui arriverà al terzo mwzapremio Oscar della sua carriera, forse il più importante di tutti.
Mastroianni non fu la prima scelta: all'inizio infatti Fellini pensò a mwzgLaurence Olivier o mwzwCharlie Chaplin.cite-ref-8[8] Anche per avere mwbaSandra Milo, Fellini dovette lottare, perché il marito di lei si opponeva al suo ritorno al cinema, dopo la delusione del film mwbqmwbgVanina Vanini di mwbwRoberto Rossellini. Rimasero invece fin dall'inizio mwcaAnouk Aimée, già presente ne mwcqmwcgLa dolce vita, e mwcwClaudia Cardinale, che per la prima volta non venne doppiata e che stava lavorando contemporaneamente anche a mwdamwdqIl Gattopardo.
All'uscita del film in diverse copie distribuite in Italia alcune scene erano mwdwvirate (in mweaseppia in certe copie, in mweqazzurro in altre): si trattava, come spiegava una mwegdidascalia all'inizio del film, delle scene che rappresentavano ciò che era sognato o immaginato dal protagonista. Il mwewviraggio fu deciso dalla casa distributrice per facilitare agli spettatori la distinzione fra scene reali e noncite-ref-9[9], specie nell'ottica della distribuzione in mercati stranieri.
Altre sequenze invece Fellini le volle mwgqsovraesposte (cioè eccessivamente luminose, effetto ottenuto in fase di stampa dei positivi), come la sequenza alla fonte, quando Marcello è in fila con altre persone, con il suo bicchiere in mano. Questo aspetto volutamente abbacinato della scena è andato perduto con il recente restauro del film. I restauratori hanno rifatto la sequenza con un perfetto bianco e nero estremamente contrastato, tradendo così le originali intenzioni di Fellini.
Riprese
Le riprese del film si sono svolte tra il maggio e l'ottobre 1962 negli mwiastudi di Cinecittà, a mwiqRoma.cite-ref-0-10-0[10]
Come dirà lo stesso Fellini in un'intervista:
«L'ho girato senza vedere mai nulla di quello che facevo, perché era in atto uno sciopero di quattro mesi di tutti gli stabilimenti di sviluppo e stampa. Rizzoli voleva fermare il film, Fracassi, il direttore di produzione, si rifiutava di proseguire la lavorazione. Ho dovuto impormi, gridare, per obbligare tutti a continuare ugualmente. Ed è stata la situazione ideale. Perché a me sembra che quando vai a vedere giorno per giorno il materiale girato, vedi un altro film, vedi cioè il film che stai facendo, che comunque non sarà mai identico a quello che volevi fare. E il film che volevi fare, avendo questo continuo termine di paragone nel film che stai veramente facendo, rischia di mutarsi, si affievolisce, può sparire. Questa cancellazione del film che volevi fare deve avvenire, sì, ma soltanto alla fine delle riprese, quando in proiezione accetterai il film che hai fatto e che è l'unico film possibile. L'altro, quello che volevi fare, avrà avuto così soltanto una sua determinante funzione di stimolo, di suggerimento e ora dinanzi alla realtà fotografata non lo ricordi nemmeno più, si è come scolorito, sta scomparendo.»
(Federico Fellini, Fare un film, p. 166)
Edizione italiana
Il doppiaggio italiano venne eseguito dalla mwkgCooperativa Italiana Doppiatori sotto la direzione di mwkwEttore Giannini.cite-ref-11[11]
Accoglienza
Critica
Il film venne accolto positivamente dalla critica in modo pressoché unanime. Sull'aggregatore di recensioni mwmwRotten Tomatoes il film ha il 98% di valutazioni positive, su mwnaMetacritic ha invece ottenuto un voto di 91 su 100, su mwnqImdb il pubblico lo ha votato con 8.0 su 10.cite-ref-0-10-1[10]
Elogiato in particolare da mwowMorando Morandini (in mwpaStoria del cinema di Adelio Ferrero), mwpqGiovanni Grazzini (il mwpgmwpwCorriere della Sera) e mwqaFrançois Truffaut che così ne parla: "Fellini mostra che un regista è prima di tutto un tizio che dalla mattina alla sera viene seccato da un mare di gente che gli pone domande alle quali non sa, non vuole o non può rispondere. La sua testa è piena di piccole idee divergenti, di impressioni, di sensazioni, di desideri nascenti e si pretende da lui che dia certezze, nomi precisi, cifre esatte, indicazioni di luogo e di tempo. Lo si può ammirare ovunque: lo scetticismo di sua cognata («Hallo, come sta il nostro venditore di fumo»), gli rivolta lo stomaco. Il solo mezzo per vendicarsi è di integrare di forza la cognata nelle sue fantasticherie erotiche, per esempio quella dell'harem in cui raggiungerà, tra le altre, una bella sconosciuta che noi spettatori abbiamo intravista al telefono nella hall dell'albergo ma che avremmo giurato che Mastroianni-Guido non avesse notata! Tutti i tormenti che possono distruggere le energie di un regista prima delle riprese sono qui accuratamente enumerati in questa cronaca che sta alla preparazione di un film come Rififi sta alla elaborazione di un colpo."cite-ref-0-10-2[10]
mwrgAlberto Moravia ha descritto il protagonista del film, Guido Anselmi, come: "un erotomane, un sadico, un masochista, un mitomane, un pauroso della vita, un nostalgico del seno materno, un buffone, un mistificatore e un imbroglione. Per qualche aspetto rassomiglia un poco a mwrwLeopold Bloom, l’eroe dell’Ulysses di Joyce che Fellini mostra in più punti di aver letto e meditato. Il film è tutto introverso, ossia, in sostanza, è un monologo interiore alternato a radi squarci di realtà. La nevrosi dell’impotenza è illustrata da Fellini con una precisione clinica impressionante e, forse, talvolta persino involontaria. […] I sogni di Fellini sono sempre sorprendenti e, in senso figurativo, originali; mai nei ricordi traluce un sentimento più delicato e più profondo. Per questo i due episodi dell’infanzia nella rustica casa romagnola e della fanciullezza con il primo incontro con la donna sulla spiaggia di Rimini, sono i più belli del film e tra i più belli di tutta l’opera di Fellini".cite-ref-12[12]
Guido, il protagonista, in divisa in collegio non è un ricordo attribuibile all'infanzia di Fellini ma a quella dello scrittore e sceneggiatore del film mwtqEnnio Flaiano, che da bimbo, a Pescara, aveva trascorso diversi anni in un collegio religioso.
Incasso accertato nelle sale a tutto il 30 giugno 1965: £ 729.172.439. Guadagnò inoltre 50 690 $ al Box-office degli mwtwStati Uniti.cite-ref-0-10-3[10]
Il regista mwvqMartin Scorsese lo ha inserito nella lista dei suoi dodici film preferiti di tutti i tempi, in seconda posizione.cite-ref-1-13-0[13]
Il film è stato inoltre selezionato tra i mwww100 film italiani da salvare.cite-ref-3-14-0[14] Nel 2008 la rivista mwyaEmpire lo inserì al 51º posto nella lista dei mwyg500 migliori film della storia.cite-ref-2-2-1[2]
Riconoscimenti
• mw0g1964 – mw0wmw1aPremio Oscar
• mw1wmw2aMiglior film straniero (mw2qmw2gItalia)
• mw3amw3qMigliori costumi a mw3gPiero Gherardi
• Candidatura mw4aMiglior regia a mw4qFederico Fellini
• Candidatura mw4wMiglior sceneggiatura originale a mw5aFederico Fellini, mw5qEnnio Flaiano, mw5gTullio Pinelli e mw5wBrunello Rondi
• Candidatura mw6qMiglior scenografia a mw6gPiero Gherardi
• mw7a1964 – mw7qmw7gPremio BAFTA
• Candidatura mw8qmw8gMiglior film straniero a mw8wFederico Fellini e Angelo Rizzoli
• mw9g1964 – mw9wmw-aNastro d'argento
• mw-wmw-aRegista del miglior film a mw-qFederico Fellini
• mw-wmwaqaMiglior produttore a Angelo Rizzoli
• mwaqmmwaqqMiglior attrice non protagonista a mwaquSandra Milo
• mwaqwmwaq0Migliore sceneggiatura a mwaq4Federico Fellini, mwaq8Brunello Rondi, mwaraTullio Pinelli e mwareEnnio Flaiano
• mwarmmwarqMigliore direttore della fotografia a mwaruGianni Di Venanzo
• mwarcmwargMiglior colonna sonora per un film drammatico a mwarkNino Rota
• Candidatura mwarsMiglior attore protagonista a mwarwMarcello Mastroianni
• Candidatura mwar4Migliore scenografia a mwar8Piero Gherardi
• Candidatura mwaseMigliori costumi a mwasiPiero Gherardi
• mwasq1963 – mwasumwasyGrolla d'oro
• mwaskmwasoMiglior regista a mwassFederico Fellini
• mwas01963 – mwas4mwas8National Board of Review Award
• mwatimwatmMiglior film straniero
• mwatuFestival di Mosca mwaty1963
• Gran Premio
• mwato1963 – mwatsmwatwNew York Film Critics Circle Award
• mwat8mwauaMiglior film in lingua straniera
Influenza culturale
La scena del ballo è stata ripresa in mwaugmwaukPulp Fiction di mwauoQuentin Tarantino.
Si trova nella lista dei film preferiti di mwauwMartin Scorsese e mwau0Leonardo DiCaprio, ed è in assoluto il film preferito da mwau4Paolo Sorrentino che lo ha definito il film perfetto per eccellenza, e lo ha ispirato nella realizzazione dei suoi film.
Il film è stato di ispirazione per l'album mwavamwaveExuvia del rapper italiano mwaviCaparezza, il quale lo cita in diversi testi, sia del sopracitato che del suo disco precedente, mwavmmwavqPrisoner 709.cite-ref-15[15]
Note
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Bibliografia
• Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
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